Giu 13, 2022

Ing. Marco Ghimenti

Marco Ghimenti

Intervista all’Ing. Marco Ghimenti, Direttore Centrale per l’Emergenza, il Soccorso Tecnico e l’Antincendio Boschivo, e Presidente della Commissione Selezionatrice delle ricette del concorso L’acqua sul Fuoco.

 

Buongiorno Ing. Ghimenti, grazie per essere qui con noi. Il nuovo libro pubblicato da Trenta Editore, L’Acqua sul fuoco, è una raccolta di ricette del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e presenta, oltre ai piatti, una serie di consigli per la sicurezza. Dove nasce l’idea di un libro di cucina dei Vigili del Fuoco?

Buongiorno a voi. I Vigili del Fuoco hanno nella loro mission anche la diffusione della cultura della sicurezza. Ma riuscire a dire agli altri cosa fare o cosa non fare non è sempre facile. Soprattutto riuscire a non dare quella sensazione di informazione calata dall’alto. L’idea di realizzare L’Acqua sul fuoco nasce proprio da questa esigenza. Si è pensato che attraverso la cucina, argomento molto sentito dagli italiani, si potessero inserire in modo leggero una serie di consigli solo apparentemente banali, ma che, al contrario, potessero essere determinanti in una situazione di pericolo improvvisa e per la quale siamo impreparati. A volte bastano piccoli gesti per evitare grandi disastri. A questi consigli abbiamo voluto comunque affiancare una serie di schede tecniche di approfondimento proprio per avvalorare la presenza del Corpo Nazionale in un libro di ricette.

 

Che ruolo hanno il cibo e la cucina nella quotidianità dei Vigili del Fuoco?

Come ha ben scritto il Capo del Corpo Parisi nella sua introduzione, se i Vigili del Fuoco sono una grande famiglia, allora la mensa è il focolare attorno al quale i componenti del gruppo si ritrovano per riconoscersi, la tavola si trasforma in luogo privilegiato di interazione, di ascolto reciproco, di scambio, di condivisione di gioie, di sofferenze e di speranze.

 

Per i Vigili del Fuoco il concetto di squadra è molto importante. Esattamente come in cucina…

Il Vigile del Fuoco entra in azione quando le persone hanno bisogno e sono in difficoltà. È in quei momenti che si ha la consapevolezza che da soli si rischia di più e si perde. Quindi ci si aggrega, si fa appunto squadra, con una filosofia di supporto, di solidarietà, sapendo che ognuno è “cliente” e contemporaneamente “fornitore” dell’altro nello svolgere il servizio di soccorso, e l’utente finale è una persona come noi (chiunque esso sia) e la nostra vittoria è la sua salvezza e salvaguardia. Ci sono, in questo, molte similitudini con la squadra che lavora in una cucina, dove abbiamo ambienti ristretti, piccole emergenze, un “capo squadra” cui riferirsi e da supportare, attenzioni per la sicurezza, competenza dei singoli e, come obiettivo finale, la soddisfazione del cliente e la propria. I Vigili del fuoco lavorano secondo un sistema definito ICS (Incident Command System) che prevede 5 funzioni fondamentali – comando; operazioni; pianificazione; amministrazione; logistica – per gestire dal piccolo intervento (e nessuno è troppo piccolo per il livello di attenzione da dare) alla grande emergenza.  Se ci riflettiamo bene credo che anche l’organizzazione di una cucina sia articolata secondo le stesse funzioni, al punto che il lavoro di squadra sia un tema assolutamente comune.

 

Come funzionava una cucina da campo? Quante persone ci lavoravano? Che tipo di piatti si cucinavano?

La cucina da campo trasferiva sull’area di un’importante emergenza quel luogo di recupero, di aggregazione, di spontaneo debriefing che erano le cucine e le mense di ogni Comando. La differenza era l’allestimento campale, con tendoni e strutture mobili, e il gruppo di Vigili del Fuoco che vi si ritrovava. Infatti, nelle cucine da campo, si aggregavano Vigili di varie regioni, ovvero tutte quelle che concorrevano a rispondere nell’immediato a un’emergenza che avesse colpito un’area del territorio nazionale. Nella loro semplicità ed essenzialità erano e sono tutt’oggi, seppur tecnicamente aggiornate e adeguate ai tempi, zone in cui l’attività di soccorso in favore della popolazione veniva condivisa, e altrettanto si metteva in comune l’esperienza di ognuno nella comprensione dei bisogni delle persone soccorse e delle importanti attività da svolgere. Nel susseguirsi dei giorni, dai primi interventi, la cucina da campo si trasformava lentamente anche in un luogo più sereno, per la consapevolezza che si stava ripristinando, almeno in parte, un parziale ritorno alla normalità, con un primo superamento della iniziale drammaticità dell’evento.
Circa il funzionamento, la cucina da campo era un luogo di grande efficienza, dove continuava quel gioco di squadra che caratterizza il lavoro dei Vigili del Fuoco. Con 5, 6 colleghi erano garantiti puntualità, qualità, quantità, ordine, pulizia e sorrisi. In due parole: efficienza e amicizia. I piatti erano quelli ordinari delle mense, arricchiti da qualche tradizione che ognuno portava dal territorio e con la disponibilità ad andare incontro a esigenze particolari. E quando qualcuno non riusciva, per gli impegni di lavoro, a rispettare le fasce orarie comunque previste, c’era sempre la disponibilità verso il collega a soddisfarne le necessità con un fare quasi, oserei dire, materno.

 

Quali sono le principali accortezze da tenere in considerazione quando si cucina?

Quando si cucina, o comunque in generale quando si fa qualsiasi attività, è importante avere la consapevolezza di cosa si sta facendo. È importante sapere quali sono i propri limiti in termini di abilità, di forza e di concentrazione. Non maneggiamo per esempio coltelli troppo affilati se non siamo padroni della tecnica. Non dimentichiamo che in cucina si gestiscono, anche simultaneamente, elementi come fiamme, gas e apparecchiature elettriche in grado di generare notevoli danni a persone e/o a cose, e che occorre, quindi, conoscere bene nel loro funzionamento.

 

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