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Le novità dal mondo del vino

Pubblichiamo una parte dell'articolo di Franco Ziliani sul libro Voglia di Champagne - 365 giorni all'anno! L'articolo può essere letto per intero alla pagina: http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=9&ID_Articolo=1078

Come non essere totalmente d’accordo con questo titolo che più che un titolo è un programma, un’affermazione gioiosa, una disposizione d’animo, una… confessione?
Delphine Veissière, francese di nascita, ma milanese d’adozione e per attività (è a Milano che ha sede La Flûte http://www.laflute.it la sua società di selezione, importazione e distribuzione di Champagne e vini fermi francesi di grande qualità), ha pensato benissimo di regalarci con Voglia di Champagne, sottotitolo, quanto mai eloquente, 365 giorni all’anno (Trenta editore 135 pagg. 20 euro www.trentaeditore.it) non un ennesimo, seppur ben fatto, libro su quel meraviglioso, inimitabile, leggendario vino che è Monsieur le Champagne, un omaggio, un atto d’amore, comprensibilissimo, verso quello che, Barolo a parte, è il più grande vino del mondo.
La sua intenzione, che si è tradotta in un volume godibilissimo, corredato da belle fotografie, molto curato nella grafica, è stata piuttosto quella, ed il risultato mi sembra pienamente riuscito, di fornire a tutti noi che lo Champagne lo amiamo un manuel d’usage dello Champagne a 360 gradi inteso come introduzione a quel grande universo vinoso che lo Champagne (vin de terroir per eccellenza: un nome, un vino, un simbolo, un mito) rappresenta.
Questo alla luce, e detto da una francese di nascita è molto rilevante, dell’assunto secondo il quale “champagnisti non si nasce. Champagnisti si diventa”, anche se forse negli eno-gastro cromosomi di ognuno di noi sta già scritto quali saranno i cibi ed i vini del nostro cuore, quelli che, puntualmente, ci faranno… tomber amoureux…
Obiettivo dichiarato del libro è pertanto non solo aiutarci a conoscere meglio la tecnica, la storia, la magia, i “misteri”, se esistono, dello Champagne, ma piuttosto portarci per mano, in una sorta di ideale “educazione sentimentale”, e insegnarci a "saper scegliere il proprio Champagne”. Per quanto si possa essere dei fan dei prodotti della Maison X, piuttosto che di quella Y, oppure del piccolo récoltant manipulant Z o del vigneron W, non potrà mai essere lo stesso Champagne nel corso dell’anno, perché diversa è la nostra disposizione d’animo in ogni momento, diverse le esigenze, le aspettative che abbiamo avvicinandoci ad una bottiglia di Champagne, differente la risposta che ci aspettiamo, in termini di piacevolezza e talvolta anche di “conforto”, dal vino. E naturalmente, anche se lo Champagne quando è buono è splendido anche in sé, da solo, senza accompagnamento, come aperitivo o semplicemente come pausa nel tumultuoso e affannato divenire di una giornata di lavoro, diversi, molto diversi tra loro, “perché non esiste un solo Champagne, ma tanti Champagne”, saranno gli Champagne che sceglieremo per celebrare, sulle note di una solenne marcia nuziale, gli ottimali matrimoni con le varie preparazioni gastronomico e culinarie che porteremo sulle nostre tavole. [...] Franco Ziliani



Veronelli e La Trattoria del Fulmine

Veronelli Editore celebra la cucina della famiglia Bolzoni, storica presenza di Trescore Cremasco.


Tom Cruise? Nella suite di lusso, ma con le saponette sue

Sono i ristoranti degli alberghi più lussuosi d'Italia. Normale dunque che per un pranzo si spendano almeno cento euro a cranio [...]. Si paga il fatto di consumare il pasto in una cornice affascinante, se non sontuosa. Ma non è solo questo. Non c'è dubbio che negli ultimi anni le cucine dei grandi alberghi abbiano fatto notevoli passi avanti. Quindi si paga anche la qualità della cucina.
P.S. (L'Eco di Bergamo)


Il gusto di cenare in hotel

"Era una sensazione fino a poco tempo fa. Adesso è un fenomeno preciso: anche in Italia, come già nel resto del mondo, si va a cena nei ristoranti d'albergo. E la prima guida per il gourmand, Hotel di gusto, I migliori ristoranti dei grandi alberghi italiani, è in uscita a maggio. Il cambiamento è dovuto da un lato alle stelle che negli ultimi anni sono fioccate su molti ristoranti d'hotel, a cominciare dallo storico Guido da Costigliole, trasferitosi all'interno del Relais San Maurizio a Santo Stefano Belbo, passando per il neostellato Onice di Villa La Vedetta a Firenza e i 2 stelle Michelin Bruno Barbieri del ristorante Arquade di Villa del Quar e Pino Lavarra del ristorante Il Rossellinis interno a Palazzo Sasso a Ravello. [...]
Alessia Vela (D La Repubblica delle Donne)


Gli Chef del Vino

“Bella l’idea, faticoso il percorso e severa la selezione: nel setaccio restano 25 indirizzi, meticolosamente saggiati, scrutati con l’occhio maliziato di chi non si accontenta delle apparenze e l’obbiettivo indiscreto di una macchina fotografica che documenta ogni passo”
Alex Guzzi (Corriere della Sera)

“Questo libro si pone come altro. Come una novità che, pagina dopo pagina, foto dopo foto, ricetta dopo ricetta, attraverso la linearità della scrittura, la bellezza delle immagini, il fascino delle creazioni gastronomiche, ci interroga, ci impone di fermarci. Non ci sono voti, ci sono volti. Non ci sono giudizi, ci sono racconti. Non ci sono schede, ci sono storie di vita”
Marco Gatti (Il Giorno)

“Cibo, vino, ambienti ricchi di fascino, tanto da spronare al viaggio e alla scoperta di nuove emozioni: scrutare i lunghi filari pieni di colore, seguire il profumo del mosto che sale dalle cantine, ammirare le cucine condotte con passione dai protagonisti di una professionalità saggia e profonda che crea territori e paesaggi con la sapienza antica di chi sa fare e diventa quindi inteprete del gusto”
Carlo Casti (Slow Food)

“Barbara Carbone è una giornalista milanese che ha realizzato un libro davvero originale: parlare sì di vini italiani attraverso i protagonisti in cantina [...], ma di case che vantano anche un ristorante […]; un viaggio tra i locali delle aziende vinicole italiane con tanti acquolinosi piatti”
Paolo Marchi (Il Giornale)


Stefano Cerveni, il Franciacorta nell’anima, nel bicchiere, nel piatto

“Stefano ha costruito una sfida: quella di rendere il più sottile possibile le linee invisibili che separano i nostri cinque sensi. In un caleidoscopio ruotano, si mischiano e si specchiano le emozioni: il gusto, il perlage e le note. […] perché anche i sapori e gli odori ci rimangono dentro, proprio come le canzoni”
Luigi Tornari (direttore Rtl 102.5)

Ascolta la recensione radiofonica
Diego Freri (Radio Antenna 5 Crema)

“La cucina, come la musica, è una forma d’arte: la difficoltà è percepire le variazioni di umore nella musica e scriverle in un piatto. E’ l’idea del libro di Stefano Cerveni, un pianista convertito all’alta cucina che descrive in 20 piatti abbinati ad altrettanti brani musicali l’intreccio tra ispirazioni private, note e cucina, riassunte come in un’opera pittorica in raffinati piatti”
Alex Guzzi (Corriere della Sera)

“La sensibilità di respirare le emozioni, la personalità di esprimere senza banalità e in maniera indiscutibile un territorio; la capacità di comunicare tutto questo attraverso il linguaggio del cibo. Tecnica, intuizione e creatività: tutto per il piacere dei suoi clienti. Una stella per il territorio!”
Vittorio Fusari, chef e titolare del ristorante Il Volto (Iseo)